Le aziende vitivinicole - Casa Vinicola "Ettore Sammarco" - Ravello (SA)

Casa Vinicola "Ettore Sammarco" - Ravello (SA)

Quando Gore Vidal visitò per la prima volta la Costa d’Amalfi, insieme a Tennessee Williams, era il 1948: ancora non sapeva che quella sarebbe divenuta la sua terra d’adozione, e Villa La Rondinaia il pretesto perfetto per trascorrere quasi una vita a scrutare estasiato l’orizzonte, un po’ alla maniera degli antichi ravellesi, distratti però più dall’arrivo delle orde corsare e saracene che dal sapore dell’eterna bellezza. “Quando mi chiesero quale fosse il posto più bello che avessi visitato durante i miei viaggi – dichiarò l’autore americano ad una rivista – non ebbi dubbi: il panorama del belvedere di Villa Cimbrone in un luminoso giorno d’inverno”.

La "terrazza dell'infinito" a Villa Cimbrone: la vista non lascia spazio al fiato

Nella sua “Istoria della città e costiera di Amalfi” Matteo Camera sottolinea le nobili origini, il prestigio e la ricchezza di Ravello, argomentati dalla vista di “superbe torri crollanti, sontuosi palagi quasi del tutto distrutti, mura rovesciate, sterminate colonne rotte e infrante (…) che annunziano e riflettono come in cristalli i secoli che furono”. Edificata con ogni probabilità nel IX secolo d.C., l’antica Rabellum, già sotto l’influenza del Ducato di Amalfi e successivamente sede vescovile, si inerpica su una vaga collina, circondata da giardini e soprattutto fertili vigneti che si confondono insieme.

Il mare fa da spettatore alla lotta millenaria tra roccia e terra

Al civico numero 9 di via Civita, l’arteria che dall’abitato scende verso la direttrice Salerno-Amalfi, si trova la Cantina Sammarco. Ettore, il capostipite e fondatore, già titolare di un’azienda agricola, solo nel 1962 riesce a coronare il sogno della fondazione di una casa vinicola. L’approdo finale è segnato da numerosi ostacoli e impervi sentieri, come quelli che, dal Tirreno, si inerpicano lungo il crinale dei colli costieri, tagliando i vigneti terrazzati, irregolari e discontinui per la conformazione della roccia, bagnati dal sole e dal mare. Al tempo, il territorio della Costa d’Amalfi non era ancora balzato agli onori delle cronache enogastronomiche, quasi misconosciuto nelle sue potenzialità. Data l’angustia degli spazi, la vite in passato era impiantata con l’uso di altri tipi di piante, dal mandorlo al noce. Vinificare in questi luoghi, in piccoli canti di terra con le viti a pergola, che rompono il prosopopeico dominio della roccia, ha sempre significato sapienza e pazienza, nonché maestria nel dosaggio delle uve. Ettore Sammarco è stato uno dei pionieri.

Alberto Giannattasio con Ettore Sammarco

A guidare l’azienda oggi, sotto l’occhio vigile di Ettore, è il figlio Bartolo, un infaticabile lavoratore che ha dato sfogo alla passione del genitore affinando ed incrementando la produzione di vini legati indissolubilmente alla loro terra. Il terroir costiero ha sovente favorito la coltivazione di uva da vino, irrorato dall’esposizione, anche marina, e da un incastro geografico che rappresenta un unicum: testimonianza ne sono le coltivazioni millenarie, risalenti forse alla Roma Imperiale. Se Bartolo ha rappresentato la continuità con l’impronta paterna nella lavorazione delle uve, le due figlie Maria Rosaria ed Antonella hanno propagato l’onda lunga della passione familiare, occupandosi della parte amministrativa e di quella delle vendite.

Bartolo Sammarco nella sua cantina di via Civita

Il prodotto di punta della casa è senza dubbio il Ravello Bianco Costa d’Amalfi “Vigna Grotta Piana” Doc, una selezione prodotta esclusivamente nelle migliori annate e fino a 3000 bottiglie, da uve Ginestra, Falanghina e Biancolella. Questo vino, che nel 2017 ha ricevuto i Tre Bicchieri Gambero Rosso a coronamento di un lavoro e un impegno superbi, racconta la Costiera in tutte le sue sfumature: luminoso, dai sentori di biancospino e una soffice fragranza agrumata, al palato balsamico e con una sorprendente spalla acida che ratifica la bontà delle sensazioni olfattive.

Sua maestà il "Vigna Grotta Piana"

In cantina abbiamo assaggiato il Ravello Bianco “Selva delle Monache” Doc, da uve Biancolella (o Bianca Tenera) e Falanghina (o Bianca Zita). Le sensazioni sono state subito inebrianti, fotogrammi viventi di una gita primaverile alla scoperta dei belvederi ravellesi: l’olfatto, che avvertiva i richiami salmastri tipici delle uve isolane, nonché camomilla e squarci fruttati donati dalla bianca zita, ha lasciato spazio ad una boccata fresca e sapida, piuttosto appagante.

Il "Selva delle Monache" Bianco nel suo nuovo packaging, appena abbozzato

Oltre al “Selva delle Monache” Rosso e Rosato, la produzione Sammarco vanta la linea “Terre Saracene” Rosso e Bianco. Se il Rosso, dal colore rubino intenso, nasce dall’abbinamento tra tra Pie’ di Rosso e Sciascinoso, il Bianco è invece il frutto di una meticolosa ricerca che mixa la Bianca Tenera, ossia la Biancolella chiara espressione del terreno vulcanico che le dona vita, e la Pepella, un vitigno esclusivo dell’entroterra amalfitano, così chiamato per i piccoli acini, simili appunto ai grani di pepe, che accompagnano quelli più grandi.

Redazione ed editing a cura di Giovanni Apadula

Data: martedì 30 maggio 2017