Le aziende vitivinicole - Azienda Agricola "Casa di Baal" - Macchia di Montecorvino Rovella (SA)

Azienda Agricola "Casa di Baal" - Macchia di Montecorvino Rovella (SA)

In principio era Belu, o Ba'al, "il signore" del pantheon religioso dell'arcaica Ugarit, poi figura centrale del misticismo fenicio come Baal. A migliaia di chilometri di distanza dall'epicentro del mondo antico, per la precisione a Macchia di Montecorvino Rovella, nella campagna salernitana, nell'antico e fascinoso "Baal" risuona la dialettizzazione del nome Annibale, ovvero Annibale Salerno, fondatore e "signore" dell'Azienda Agricola Casa di Baal.

Siamo nel cuore delle colline salernitane meridionali, in un fazzoletto di terra che guarda ad oriente ai Monti Picentini degradanti verso l'omonima valle e, a sud, alla distesa che segnò l'epopea ellenica della Magna Graecia in Campania, la Piana del Sele. Ad est i monti della Costiera Amalfitana si spengono gradualmente e placidamente nel Tirreno. Nelle giornate in cui il cielo è terso, e la luce è priva delle sue riflessioni algide, l'isola di Capri con i suoi inconfondibili faraglioni fa capolino all'orizzonte dei vigneti.

Quella di "Casa di Baal" è una storia fatta di parabole e dedizioni, di sacrifici e lavoro, una storia comune a tutte quelle aziende che profondono nel proprio lavoro amore, passione e sincero rispetto per la terra e la natura. Questa traiettoria ha inizio - seppur, in origine, in forma del tutto autopoietica - nel 1978, quando Annibale Salerno, con la moglie Anna Maria, rileva i terreni locati all'inizio della contrada Macchia di Montecorvino, dando così inizio alla coltivazione di viti ed olivi destinati all'autosostentamento. Con il passare del tempo la famiglia inizia una piccola vendita di vino sfuso e sigilla con il marchio "L'Oliveto" la lavorazione delle olive che danno origine al buonissimo olio extravergine di oliva della casa.

Siamo nel 2006, l'anno in cui nasce ufficialmente l'etichetta Casa di Baal. Nomenclatura e logo sono un evidente omaggio dei figli Giusi, Mario, Nadia, Francesca e Laura al padre Annibale, omonimo del leggendario condottiero cartaginese che due secoli prima di Cristo tentò la presa di Roma varcando le Alpi con gli elefanti. Ancora oggi Annibale guida, con la sua carismatica caparbietà e quelle mani da autentico "faticatore", il lavoro nei vigneti e negli uliveti, aiutato dall'amorevole consorte, mentre i figli agiscono in seno all'azienda con mansioni relazionali e commerciali, donandole così quella vitalità e quel dinamismo oggi indispensabili nel panorama del mondo enogastronomico.

La superficie coltivata a vigneti, oggi, è di circa cinque ettari, ed è stata interessata da una riconversione che ha portato a sostituire quasi del tutto la Barbera con l'Aglianico e la Malvasia con il Fiano. L'attività agricola è perseguita con metodo biologico, e dunque con l'intenzione di portare avanti una forma di viticoltura a basso impatto ambientale, con resa limitata per ettaro ma di eccellente qualità. L'Aglianico di Baal è uno dei fiori all'occhiello dell'azienda, un monovitigno dal buon corpo, con tonalità granata, che emana al naso note di frutta matura e liquirizia e delizia il palato con la sua gentile struttura ed una buona acidità.

Con corsisti ed associati de L’Acino D’Uva, abbiamo trascorso in azienda una giornata-evento in azienda: la mattinata è stata dedicata alla raccolta delle uve Moscato, messe poi ad appassire al sole su apposite retine. A mezzogiorno, poi, pranzo-degustazione con i bianchi dell’azienda in abbinamento.

 I prodotti tradizionali della gastronomia campana, dalla mozzarella ai pomodori, l’hanno fatta da padroni in un antipasto irrorato dal “Bianco di Baal”, ottenuto da uve Fiano cui si aggiungono anche Malvasia e Moscato che donano al nettare una gradevole mielosità ben mantecata con i sentori di macchia mediterranea. Al palato morbidezza ed acidità ben si sposano con il latte di bufala e le altre eccellenze della tavola.

Il Fiano di Baal, da fiano in purezza, evoca subito la frutta, pesca su tutto, ma non disdegna una strizzata d’occhio floreale. Ciò che sorprende è la sua netta pulizia in bocca, portato di un equilibrio scientemente voluto e raggiunto. Perfetto per un primo a base di porcini e patate con riduzione di Fiano.

Chicca della degustazione aziendale è stato il Moscato vendemmiato nel 2016, in commercio solo da fine anno. Lo abbiamo attinto direttamente dal legno, constatandone il naso etereo, intenso, ma soprattutto una boccata rotonda e vellutata, già di per sé sorprendente.

Redazione ed aditing a cura di Giovanni Apadula

Data: giovedì 5 ottobre 2017